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Urban interiors: la nuova forma dello spazio pubblico
Headline: Humanities Festival
La stagione 2026 di Villa del Grumello parte con la quarta edizione di “Humanities Festival”, dedicato ai “Paesaggi da abitare” con un focus sul paesaggio urbano e d’acqua di cui fa parte il Grumello.
Il festival, a ingresso libero (su prenotazione) si svolge dal 17 al 19 aprile 2026 e propone un palinsesto multidisciplinare fatto di incontri, pratiche, proiezioni e narrazioni, per esplorare in profondità il tema dell’abitare il paesaggio attraverso diversi linguaggi.
Venerdì 17 aprile 2026
Ore 18.15
Urban interiors: la nuova forma dello spazio pubblico
Incontro a cura di Mechrí / Laboratorio di filosofia e cultura
Cristina Bianchetti dialoga con Florinda Cambria
Lo spazio pubblico, le sue forme, gli usi, i valori costituiscono un tema classico degli studi urbani. Tema che ha accompagnato il progetto moderno e che si ripresenta in modi non tradizionali nella città contemporanea abitata da popolazioni plurali, difficilmente riconducibili a un orizzonte o a una storia comune.
Oggetto del dialogo sono le nuove forme dello spazio pubblico nella città contemporanea. Proponiamo di usare il sintagma Urban Interiors, indicando con esso la presenza di spazi eterogenei, cavi, abrasi, frammentari; spazi vissuti come fossero interni, capaci di comunicare una dimensione transitoria protettiva, immunitaria, ripiegata su sé stessa. La dimensione di un guscio. Quella di una soglia che protegge. Urban Interiors sono spazi che non sono in comune con tutti, pur non essendo riservati in alcun modo, generati dalla densità e dalla specificità delle relazioni tra coloro che li frequentano. Permettono il respiro della città, la presa di distanza, una visibilità non indifferenziata. Sono spazi di intimité e di extimité.
L’ipotesi che regge questo dialogo è radicale: sono questi spazi informali, intermittenti e temporanei che permettono di abitare la città. Spazi porosi che si trovano nelle pieghe dei tessuti compatti, ma sono analogamente presenti in quelli sfrangiati delle periferie. Sempre circoscritti, ma capaci di contenere molte storie, il cui non dimenticato archetipo è lo scavo di Les Halles in Touche pas à la femme blanche! (Marco Ferreri, 1974).
È ancora l’annodamento tra spazi e corpi la questione al centro di questo dialogo sullo spazio pubblico nella città contemporanea.